sabato 12 gennaio 2013

Felix Luis Viera, un poeta cubano

Esquema de los amantes clandestinos


di Felix Luis Viera

(23 de julio de 1991)



Para Marilis



Los amantes clandestinos sólo tienen punto de partida.

Las estaciones adonde llegan son siempre sitios intermedios.

Viajan los amantes clandestinos en carromatos destartalados.

Viajan y viajan y no saben ni remotamente dónde terminar.

Viajan.

En cualquier taberna oscura toman vino del

peor (para despistar) y se sirven de las posadas más

astutas y blanden y afilan un puñal que nunca podrán

utilizar contra nadie.

En su camino aprenden a cuidarse de los

Generales y los Presidentes (los Generales y los Presidentes

nunca aprueban a los amantes clandestinos, ni siquiera

cuando ellos mismos sean amantes clandestinos)

y aprenden a cuidarse del olfato de los perros y

de ciertos números mágicos que iluminan las noches.

Viajan.

No quieren detener su viaje y a la vez

quieren detenerlo, entre otras razones, porque les salen

ampollas en la memoria y un líquido abrasivo

les derrite cierta porción parecida a la conciencia.

Siguen.

Viajan.

Llenan tarjetas falsas y se hacen pasar por árboles y

cestos de basura,

la bandera que llevan en su carromato cada vez les parece

más dudosa, pierde esplendor,

el viaje es demasiado largo, o no es un viaje,

es un ir, un ir, sólo un ir.

Pero, agotados, siguen, no hay regreso.

Hasta que el carromato destartalado se derrumba,

y los caballos revientan

y a ellos les suda el alma

y sacan aquel puñal

y con él

asesinan el punto de partida.





Progetto degli amanti clandestini

(23 luglio 1991)

Per Marilis



Gli amanti clandestini hanno solo un punto di partenza.

Le stazioni dove giungono sono sempre luoghi intermedi.

Viaggiano gli amanti clandestini su carrozzoni scassati.

Viaggiano, viaggiano senza sapere dove finiranno.

Viaggiano.

In qualche taverna oscura bevono il vino

peggiore (per depistare) e si servono delle pensioni più

nascoste mentre agitano e affilano un pugnale che mai potranno

utilizzare contro nessuno.

Nel loro cammino apprendono a difendersi dai

Generali e dai Presidenti (i Generali e i Presidenti

non approvano mai gli amanti clandestini, neppure

quando loro stessi sono amanti clandestini)

a apprendono a difendersi dal fiuto dei cani e

da certi numeri magici che illuminano le notti.

Viaggiano.

Non vogliono fermare il loro viaggio ma al tempo stesso

vogliono fermarlo, tra gli altri motivi, perché vengono fuori

ampolle dalla memoria e un liquido abrasivo

dissolve una parte che ricorda la loro coscienza.

Vanno avanti.

Viaggiano.

Riempiono documenti falsi, si fanno passare per alberi e

cesti della spazzatura,

la bandiera che sventolano sul loro carrozzone ogni volta pare

più incerta, perde splendore,

il viaggio è troppo lungo, o non è un viaggio,

è un vagare, un vagare, solo un vagare.

Ma, sfiniti, vanno avanti, non esiste un ritorno.

Fino a quando il carrozzone scassato non si sfascia,

i cavalli crepano

e la loro anima suda,

così estraggono quel pugnale

e con lui

assassinano il punto di partenza.


Traduzione di Gordiano Lupi

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