domenica 15 luglio 2012

Virgilio Piñera poeta - 3


Terza Parte


Da Una broma colosal (1988) – Uno scherzo colossale

Postumo

Parte 1 – Pero yo pasé de largo – Ma io non mi sono fermato




Sveglia



Vissi a due passi dall’accampamento

E mi piaceva ascoltare la sveglia.

Galli, maiali, galline e bambini

facevano il coro al nuovo giorno che si dissanguava.

Il suonatore di cornetta abbassava la testa:

le note squillavano nello spazio.

Papà diceva: Maria, il mio caffè.



(1969)



Tararí Tarará



I bambini e le mosche mi accoglievano

con migliaia di zanzare a La Lisa,

dove vive mia sorella la maestra,

che da tempo si arrangia come può.

Tararí! Tarará! Le mosche si mangiavano la torta,

con acchiappamosche i bambini le uccidevano,

le zanzare il sangue ci succhiavano,

una vacchetta nera faceva muuu…

I miei momenti più felici terminarono.



(1969)


Virgilio e Fidel, i due non sono mai stati amici...



Il coltello



La sorte mi ha riservato

questo coltello.

È così mio

che gli nego

il passatempo innocente

di risplendere.

Allacciato a una cintura

posso portarlo in giro.

Un giudice condannerebbe

chi osasse rubarmelo.

Potete protestare,

supplicare, appellarvi, amici miei.

Tenterete di disarmarmi:

vedo nei vostri volti

convulsi il terrore.

Ma, allontanate timori vani:

è solo uno schiavo

pronto ad affondare nel mio petto.



(1969)


La carta d'identità cubana di Virgilio con il suo mestiere: traduttore



Mia sorella



Mia sorella, nel suo trono del dolore,

mette in avanti i suoi capelli

per tappare l’umiliazione dei giorni.

Quando mia madre ci mostrava il suo ritratto,

nel sorriso di mia sorella

si rifletteva la speranza della salvezza.

In quei giorni splendidi

aiutava a morire bene.

Il suo sorriso bagnava il moribondo,

e negli ultimi fulgori

il volto della morte trasfigurava.

Adesso nel suo trono del dolore,

mia sorella è una morta che sa,

tra lamenti e pallori.

che nessuno potrà cambiare il suo volto.



(1969)


L'Avana, dove Virgilio è morto, nel 1979


Mio padre



Dice mio padre che è inutile il commiato:

non possiede la speranza di un ritorno.

Mio padre, la cui partenza è imminente,

con il suo bagaglio alla porta,

nell’aria gelata del mattino,

rifiuta i nostri abbracci e le nostre lacrime:

“Sarà inutile lasciare le porte aperte”.-



(1969)


Le poesie sono tratte da questo libro


Poesie deplorevoli



Gamba al forno



Come una gru, in piedi su una gamba,

mi taglio l’altra

e te la offro, fratello,

perché finalmente conosca il sapore della mia carne.



Frittura di cervello



Come quello della vacca o dell’agnello

servono il mio cervello per fare fritture.

Nelle notti intellettuali

sono l’afrodisiaco dell’idiota.



Lingua impanata



Non è la mia lingua

boccone per cardinali,

ma per laici. Essi

la preparano a loro gusto.



(1969)



Finale



Sono stato come un cane

sottomesso alla voce del padrone:

Hop, Virgilio, salta!

Ho amato la bellezza,

preteso la grazia.

Ho avuto delicatezze

da cane ammaestrato.

Come premio, padrone mio,

solo ti chiedo,

un poco più di scherno.



(1969)



Traduzioni di Gordiano Lupi

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