giovedì 24 novembre 2016


LA POSTFAZIONE PERSONALE IN CALCE AL LIBRO

Perché scrivo poco di Cuba
 
Non mi occupo molto di Cuba da un po’ di tempo a questa parte. Qualcuno mi fa notare che è un male, che potrebbe essere interpretato come un segnale di un certo tipo. Bene. Mi fa piacere che qualcuno abbia a cuore le sorti di quel che dico e di quel che faccio, più di quanto le abbia a cuore io. Vorrei spiegare anche a me stesso il motivo per cui mi occupo meno di Cuba da un punto di vista politico, ma non smetto di leggere e tradurre letteratura cubana, né di vedere pellicole caraibiche, né di ascoltare buona musica che proviene dall’Isola. Vorrei spiegarmelo il motivo, ma non ci riesco, almeno non ci riesco in maniera convincente e definitiva.
Provo a buttare lì qualche argomento, ma si tratta solo di esempi.
In Italia vivono moltissimi cubani, quasi nessuno fa politica, pochi conoscono l’esistenza dei blogger indipendenti, la maggioranza dei cubani esuli pensa solo a mandare soldi a casa, cercando di avere meno problemi possibili con il regime. Parola d’ordine: “Non mi occupo di politica!”. Io, in compenso, per scrivere della loro terra, ho perso la possibilità di rientrare a Cuba.
I dissidenti cubani spesso non sono migliori di chi li governa (male), molto spesso raccontano balle degne di Fidel Castro (che almeno le sapeva dire), in tanti casi inventano di sana pianta, diffondono cattiva informazione, rendono incredibili persino le cose credibili. Per esempio, la stampa alternativa racconta la storia di un’attrice cubana picchiata a sangue da agenti in borghese perché colpevole di simpatie anticastriste. Come si fa a prendere la notizia per oro colato, visti i precedenti? Chi mi assicura che la verità stia nei racconti dei dissidenti e non nella versione ufficiale di una donna malmenata per una lite dai vicini di casa? Mi pare che una volta l’abbia scritto Leonardo Padura Fuentes (voce autorevole della cultura cubana): “Servirebbe una vera stampa libera e indipendente perché sia i giornali di regime che i periodici alternativi non sono affidabili”.
Aggiungiamo un’altra postilla.
Mi scrivono da una località italiana dove organizzano un festival di cinema che vorrebbero invitare Yoani Sánchez e proiettare Forbidden Voices, la blogger cubana dovrebbe parlare anche a nome della blogger cinese e di quella iraniana. Ora, a parte che io non sono l’agente di Yoani ma solo il traduttore, mi domando come potrebbe Yoani Sánchez parlare a nome di situazioni che non vive e che non conosce? Forbidden Voices è un buon film di cui per primo ho parlato in termini entusiastici, ma fin da subito ho sottolineato che tra un dissidente cubano e un cinese (o iraniano) corre una differenza abissale in termini di rischi e di sicurezza personale.
Concludiamo dicendo che ultimamente il blog di Yoani Sánchez non è che regali quelle perle di originalità, di realismo e di letteratura che in precedenza aveva elargito ai lettori. Crisi? Aggiungo: crisi sua o crisi mia? Non ho certezze, come vedete, ma solo tanti dubbi, che affiorano e che da un po’ di tempo a questa parte si sono fatti insistenti, inquietanti, opprimenti. E la cosa mi pesa, se non ne scrivo, con grande franchezza, come sono abituato a fare. Anche perché - a differenza di molti, schierati per interesse da una parte o dall’altra - non ho in ballo niente da tutelare, né il mio nome, né la mia credibilità, né un posto di potere, né una carriera costruita su menzogne e incantamenti.
In ogni caso, lontano da Cuba, ho riscoperto il cinema italiano del passato, le pellicole che ho sempre amato, mi sono dedicato a un’altra delle passioni della mia vita, la sola cosa che mi accomuna al grande Guillermo Cabrera Infante. E mi sono occupato della mia piccola Piombino, la mia città, riscoprendo la sua storia, le sue leggende, il suo passato. Sono andato alla ricerca del tempo perduto, consapevole che parte di questo tempo passa anche lungo le strade polverose di Cuba, nonostante tutto.

 
 
Gordiano Lupi
Direttore Editoriale
Il Foglio Letterario

martedì 22 novembre 2016

Almeno il pane, Fidel!




Almeno il pane, Fidel! - Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl - Historica, 2016 - Pag. 250 - Euro 14.


Seconda edizione riveduta e ampliata di Almeno il pane Fidel!, guida alternativa alla Cuba turistica, da cartolina, che tanto piace al regime. Un libro che rappresenta una sincera analisi di un paese allo sbando che ha abbandonato da tempo il sogno della Rivoluzione Socialista, con un Fidel Castro ormai ridotto al ruolo di mummia da esporre in televisione. Il volume si apre con un reportage di viaggio datato 2005, l’ultimo prima che Gordiano Lupi venisse dichiarato dal regime persona non gradita, si avventura in una ricostruzione della storia cubana, traccia un quadro dei problemi quotidiani e racconta gli ultimi anni caratterizzati dalle riforme di Raúl Castro. Un capitolo finale scritto da Domenico Vecchioni dimostra come niente sia cambiato per il cubano medio nonostante un nuovo rapporto con gli Stati Uniti. Sono pochi gli elementi di novità per una Cuba che vorrebbe cambiare, per un popolo stanco, con il pensiero rivolto alla fuga, annichilito da cinquant’anni di dittatura, incapace persino di ribellarsi.

 

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta, Vita da jinetera, Cuba particular – Sesso all’Avana,  Adiós Fidel, Il mio nome è Che Guevara,  Mister Hyde all'Avana, Il canto di Natale di Fidel Castro, Caino contro Fidel – Guillermo Cabrera Infante, uno scrittore tra due isole. Lavori recenti di argomento cubano: Nero Tropicale, Cuba Magica – conversazioni con un santéro, Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana, Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe, Avana Killing, Mi Cuba, Sangue Habanero, Fame - Una terribile eredità, Fidel Castro – Biografia non autorizzata. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante, La patria è un’arancia di Felix Luis Viera, Fuori dal gioco di Heberto Padilla (2011), Il peso di un’isola di Virgilio Piñera, Hasta siempre Comandante - Opera poetica di Nicolas Guillén. I suoi romanzi Calcio e acciaio - dimenticare Piombino (Acar) e Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano (Historica) sono stati presentati al Premio Strega.. Sito internet: www.infol.it/lupi - mail: lupi@infol.it.



IL VECCHIO STRILLO:


Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana nel periodo speciale – Pagine 192 - euro 10,00 – Stampa alternativa – Viterbo, 2006 (esaurito) 

Quella raccontata in questa anti-guida, non è la Cuba di cui parlano i cucador italiani a caccia di facili avventure erotiche, e nemmeno quella di cui parlano dai loro pulpiti i frequentatori delle stanze del potere e del comando castrista, da Gianni Minà fino a Diego Armando Maradona, fino ai marxisti nostrani da salotto televisivo. È invece Cuba quotidiana, quella del popolo che dovrebbe vivere con una manciata di dollari di stipendio al mese, mentre una lattina di Coca Cola (che, nonostante l’embargo, si trova a ogni angolo di strada) costa un dollaro. Una Cuba vera, reale, indispensabile da conoscere per chi davvero l’ama e intende visitarla, oppure già c’è stato. Gli argomenti: Il vero volto di Cuba - Appunti di viaggio (luglio 2005), I problemi quotidiani: La disillusione rivoluzionaria, La santería, più di una religione, La comida , Divertimenti e filosofia, La famiglia, I mezzi di trasporto e crisi energetica, La razza cubana, I rapporti tra sessi, L’omosessualità, La prostituzione, Le fughe, Le case cubane, La spiaggia, Il quotidiano, Giochi di strada, Le fiabe, Polizia e diritti umani, Superstizioni, La vita in campagna, La moda, La scuola, L’informazione. Intervista a una jinetera. Tra mito e realtà: La triste fine di Salvator Allende, Cuba libre? Solo una bevanda, Cuba si apre ai gay: l’ultima propaganda, Democrazia cubana e modello statunitense, La verità su Cuba, Notizie dalle carceri di Fidel Castro, Una Cuba post comunista, Fidel Castro tra cinema e realtà, Dissidenti e mistificazioni.


mercoledì 16 novembre 2016

Il nuovo Presidente (visto da Yoani)




Pure di Trump devo parlare
ché non ci fa mica molto onore,
rosso di pel si fa desiderare,
era meglio l'abbronzato di colore


Cuba penso mai sarà
una Trump priorità,
Raul ormai è fregato
un saluto gli ha mandato.


La mia paga stabilita
dove mai sarà finita?
Con Obama era sicura
mentre adesso sarà dura


pagarmi la pagnotta
mezza cruda e mezza cotta
mica sono una che suda
mica mangio carne cruda...


Trump qui tra noi cubani
mica è tanto popolare,
io non sporco le mie mani
con chi poi non può pagare.


Se al nuovo Presidente
di Cuba frega poco
la finisco col mio gioco:
se non paga scrivo niente!





 

Quel gran genio della blogger


 


Il discorso politico a Cuba s'è arenato

dice la blogger che m'aveva incastrato.

Intanto lei è in gita in Perù.

Come mai va fin laggiù?

 

Sì, viaggiare...

evitando le buche più dure

senza per questo cadere

nelle tue paure.

 

Quel gran genio della blogger

lei saprebbe cosa fare

con un telefonino in mano

fa miracoli!

 

Se ne andrebbe in Uruguay

forse in cerca di guai

dove adesso pare sia

la blogger della vita mia.

 

Lei si dice di sinistra

ma mica fidelista,

e non è contraddittoria

ribadisce senza noia.

 

Il discorso politico a Cuba s'è arenato.

Ma che me frega, tanto m'han pagato!

Adesso smaschero la dittatura

che non mi fa mica paura!

 

Viva la Repubblica del dinero,

vengo in Italia, almeno ci spero,

torno a scrivere sul giornale

se no finisce che mi sento male.

 

Adesso bevo un bel Pampero

e mi sogno un marinero

che mi porti via...

dove vuole la Cia.

 

lunedì 7 novembre 2016

Gaspar, El Lugareño: La diferencia (un poema de Félix Luis Viera)

Gaspar, El Lugareño: La diferencia (un poema de Félix Luis Viera): Nota: Cada lunes la poesía de  Félix Luis Viera.  Puedes leer todos sus textos, publicados en el blog,  en este enlace .  Traducción al ita...


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mercoledì 12 ottobre 2016

Io non sono la Coop




Marcello Baraghini è l’ultimo grande editore italiano, nel senso che è uno che ci crede e che l’editore continua a farlo, pure in questo mondo marcio che tenta a ogni costo di convincerci che letteratura significa leggere Moccia, Volo, Camilleri, nani, ballerine, calciatori tatuati e deficienti patentati da un sistema che celebra il niente. Marcello Baraghini è uno che i suoi scrittori se li va a cercare, che inventa collane nuove, tipo dare voce agli analfabeti, alle tradizioni maremmane, che si fa venire delle idee come aprire una libreria a Pitigliano dove vende soltanto Stampa Alternativa. Fuori dal coro, con orgoglio. Non ha senso lottare contro l’industria del libro, contro editori sfornafenomeni a corto di idee. Non ha senso accettare il loro gioco. Ha un senso scrivere, invece, e continuare a pubblicare e a denunciare quel che non va come dovrebbe, come fa Alessandro Angeli, scrittore di talento, poco noto ai frequentatori dei supermercati del libro che una volta leggevano Baricco e ora si danno un tono sfogliando Ammaniti (una enne o due, il dubbio mi tormenta ancora). Io non sono la Coop – infelice epilogo di uno stagionale nel tritacarne della grande distribuzione è il diario di vita vissuta che un giovane scrittore alle prese con i meccanismi di un lavoro alienante redige punto per punto, senza fare sconti a nessuno. Il marxismo è morto, certo, ha fallito in tutto e per tutto, ma certe cose contro cui Marx lottava sono ancora vive e purtroppo hanno vinto loro: l’alienazione, per esempio, un lavoro spersonalizzante che ti ruba l’anima. Il protagonista vorrebbe fare lo scrittore, nonostante tutto resta uno scrittore, ma è costretto a passare abbrutenti giornate alle prese con codici a barre da far scorre sopra un lettore ottico, oppure a disporre casse di ortaggi nel reparto ortofrutta. Angeli traccia un quadro sconfortante di quel che siamo diventati, consumatori e niente più, uomini e donne a caccia del prodotto reclamizzato, in fila con sempre meno tempo e pervasi da dosi massicce di stress. La storia, scritta con buon ritmo, incalzante al punto giusto, alterna momenti di lavoro al supermercato, istanti passati in famiglia, giornate da libraio ambulante nei mercatini di paese, un imminente matrimonio e la voglia liberatoria di scrivere, in fondo la sola cosa che conta, secondo l’autore. Un libro intriso di sangue, del sangue versato dalle ferite della vita, contro la narrativa senza sangue che impera nel nostro mondo letterario contemporaneo, contro i gialli del cazzo - tanto poi ci fanno un film o una serie televisiva - e i romanzi a base di serial killer, contro le storie sentimentali che non ti lasciano niente, solo un senso di sconforto. Termino la lettura di questo libro e sento che dentro mi è rimasto qualcosa che si cancellerà difficilmente, come dopo aver letto un romanzo di Bianciardi, Cassola, Pavese. Ecco come si riconosce la letteratura, mi dico. Il problema è che editori criminali ci stanno togliendo il gusto di leggere, dando in pasto al pubblico dei non lettori dei prodotti che sono dei non libri. E noi che amiamo leggere dobbiamo rassegnarci a cercare nei cataloghi dei piccoli editori che ancora hanno il coraggio di narrare le ferite che dispensa la vita. Grande Marcello Barghini. Spero solo di aver imparato qualcosa da un simile Maestro. E bravo Angeli che deve continuare a scrivere. Deve farlo per noi.

Alessandro Angeli
Io non sono la Coop
Le Stradebianche di Stampalternativa
Almeno 5 euro – pag. 86